Roberto Casati legge Osicran di Saverio Bafaro
Pubblicato da Saverio Bafaro in Libri di altri autori · Mercoledì 16 Lug 2025 · 5:30
Tags: Recensioni
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SAVERIO BAFARO, Osicran o dell’Antinarciso, Il Convivio Editore, 2024, pp. 72, € 12,50, ISBN 978-8832747270
Caro Saverio
ho riletto in questi giorni la silloge Osicran o dell’Antinarciso che mi hai inviato qualche tempo fa. Riletto perché l’avevo letto subito dopo averla ricevuta ma poi, per mille motivi, non ho scritto le mie impressioni. Qualche giorno fa mi è ritornato in evidenza il pdf ed ho deciso che era il momento per darti la mia lettura in merito.
Normalmente salto le prefazioni e vado direttamente alle poesie, perché non voglio farmi distrarre da quello che qualcun altro, pur con merito, ha percepito e mi vuole spiegare. Però nel tuo libro non c’è una prefazione ma il contenuto di una lettera di Eugenio Borgna che in risposta al tuo invio rilevava con stupore la bellezza dei tuoi testi.
Stimolato da queste parole ho continuato la lettura e sono arrivato alla conclusione che Borgna aveva certamente ragione. Le poesie hanno un linguaggio deciso ed a volte sorprendente, probabilmente non sono di facile lettura, richiedono attenzione e voglia di comprendere, di entrare in un mondo fatto di immagini reali e di immagini riflesse in uno specchio in cui noi tutti possiamo vedere o far finta di non vedere il nostro alter-ego.
Già all’inizio del libro (pag.9) si trovano versi che definiscono il percorso della tua poesia ma lasciano al lettore la possibilità di indossarla a proprio uso e consumo, le vie di fuga o di lettura possono essere differenti e tutte validamente musicali:
Troppo fondo quel fondo
troppo nero quel nero
nell’assenza verticale
degli amori mai avuti.
…
nel pozzo dei desideri
trovi molto se perdi
…
Solo oscillando tornerò
…
caduta e risalita sono
la stessa luce emersa
Subito dopo (pag.10) trovo il primo scontro tra Narciso ed Osicran il suo contrario, tra la realtà e l’immagine riflessa nello specchio:
Entro nella pozzanghera
quando il mio cuore
vuole rimanere lì
…
e un moto lento
mi accarezza la nuca
…
invoco, dammi una mano
…
a tornare dallo Specchio
Diventa forte e totalizzante il desiderio di scoprire cosa c’è al di la del vetro, di cercare di capire quell’ombra che stai inseguendo ma che ad ogni passo si muove esattamente davanti a te, (pag.16):
Desiderio infinito
verso ciò che si nasconde
nell’acqua e in ogni oltre
desiderio infinito
verso il me che sfugge
immaginando che ad accompagnarti ci siano altri e differenti vite, mondi, che gli occhi non riescono a mettere a fuoco, troppo piccoli o troppo grandi per stare tutti compresi in una solo pupilla o in un solo cuore, (pag.19):
…
Ci sono infiniti altri mondi
oltre questi miei soli occhi
oltre questa mia forma estesa
…
così come definire ciò che ti appartiene, che nell’anima regala il senso più profondo della vita, e scoprire che tutto il credere si perde come l’acqua nella stagione della siccità, (pag.21):
…
in quelle parole che attraversano
gli infiniti sguardi dell’assenza
e preannunciano la fine dell’acqua
…
Arrivi poi ad annunciare che le specificità di uomo e donna sono necessarie e presenti in ognuno di noi, con parti sovrapponibili e con una capacità di diventare unità accogliente, (pag.22):
Separare e poi sovrapporre in parte
l’uomo e la donna che porto in me
rendendo grazie al loro esserci,
…
accogliere e riplasmare insieme
con solidità, magnificenza e stupore
l’unità così emersa visibile e sovrana
così come evidenziato anche nei versi a pag.26:
Quante vite albergano in me
alcune sono naufragate
…
ad altre tendo il braccio
per farle salire a bordo
mentre procede il viaggio
verso cieli nuovi …
Poi nel racconto si innesca la variabile del tempo, il cominciare a fare dei consuntivi e dedurne la parte positiva e quella negativa, (pag.28):
Alla fine della corsa e
dell’illusione di aver percorso,
…
ti accorgi come niente per te
vuole essere più traccia.
… è il tuo sguardo nel tuo sguardo
che non sfugge e rimane
il tuo cuore nel tuo cuore continua
…
il gioco sacro del contenitore e del contenuto…
arrivando a determinare che la verità di tutto ciò che siamo e cerchiamo è così fragile da essere scritta sull’acqua, persa un attimo dopo, per un filo di vento, (pag.31):
…
Verità sarà l’essere più timido
…
scrivendo lettere sulla superficie dell’acqua
ma affermando comunque la pretesa di poter cambiare le carte in tavola, facendo in modo che il domani sia il frutto concreto di una speranza che non muore mai, (pag.34):
…
Ora parlo da un altrove
per rivelare il futuro
…
al destino degli uomini.
…
pregando la possibilità
e la mai morta speranza
di ingenerare una svolta.
così da essere ancora in grado di continuare il viaggio, superando i dolori del transito quotidiano, gridando con testa e cuore, (pag.41):
Premendo mi dici di esserci
specchio conficcato nel fianco
…
in un sentire che tutto unisce
con la testa a completare il viaggio
…
recuperando, se mai l’avessimo persa, la fisicità di un corpo che per miracolo ci protegge oltre il previsto e il prevedibile, (pag.53):
Sul vetro si disegnano
dei fiori spontanei
…
è fatto il miracolo
…
dopo il dolore estremo
…
tornare ad avere un corpo
Alla fine ciò che resta è il fanciullo, l’anima chiara che ci accompagna nel viaggio, che non ha paura del vuoto, (pag.64):
Fanciullo redivivo
svelaci infine
dopo millenni
cosa c’era nel Vuoto
da sempre temuto
nella metà disadorna
del tuo letto
capace di riempire ogni passo, ogni pensiero oscuro, capace di raggiungere l’elemento iniziale e finale dell’andare umano, la conquista della resurrezione, (pag.65):
Vai oltre la riva
con passo calmo
…
e sentiti pieno
di tante parti
…
per essere pronto
alla grande visione:
«Ogni fiore è frutto
di una resurrezione»
In conclusione devo dire che il libro mi è piaciuto, ho ritrovato molte delle cose che anch’io vado scoprendo. In fondo chi cerca la poesia non fa altro che cerca spazi tra le parole per riempirle di quello che a volte può sembrare un sogno o una follia, ma semplicemente è un dare voce diverso a quelle parole. Cercando di catturarle con la pretesa di riuscirci almeno qualche volta, ma riprovandoci sempre.
* Roberto Casati
