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Roberto Casati legge Futili arpeggi di Antonio Spagnuolo

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Roberto Casati legge Futili arpeggi di Antonio Spagnuolo

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Antonio Spagnuolo in Libri di altri autori · Venerdì 20 Set 2024 · Tempo di lettura 4:45
Tags: Recensioni
ANTONIO SPAGNUOLO
Futili arpeggi
saggio critico di Carlo Di Lieto
la Valle del Tempo, Napoli 2024, pp. 116, € 14,00, ISBN 979-12-81678-20-0

La silloge Futili arpeggi edita a gennaio 2024 da “la Valle del Tempo” è l’ultima raccolta di un decano della poesia italiana, Antonio Spagnuolo, poeta, critico, fondatore di riviste, responsabile di collane editoriali e non solo, giunto a festeggiare i 93 anni di età.

Questo libro viene pubblicato a 71 anni dall’esordio, di quello che possiamo definire “vate”, nel mondo poetico italiano. Questo ci lascia intuire l’imponente  carica poetica che Spagnuolo ci porta in lettura.

Il sottofondo che accompagna questi testi è ben esplicitato dalla poesia intitolata Scherzo:

“Il gioco è questo! Ogni mattina falce
minaccia alle mie spalle sogghignando,
nera e feroce crede di carpirmi.
Io mi difendo per un altro giorno
e aspetto, balbettando qualche verso.”

Il tempo di Spagnuolo è quello in cui il nuovo giorno è un combattimento vinto con la propria età, con la morte, ogni alba colora gli occhi di nuovi colori, accende nuovi pensieri, promette nuova scrittura e nuove letture per sfuggire a quella che sarà l’inevitabile fine.

Questo sottofondo però non è triste o nero, lascia intendere mille nuove possibilità, sogni di nuovi amori, o meglio nuovi sogni del solito amore, quello per la moglie adorata che purtroppo non è più materialmente al suo fianco.

Un esempio è la parte finale di Fantasmi:

“…
Il segreto ritorna ancora al tatto
così come fuggiva ai tuoi giorni,
stringendo i nervi e senza peso al cuore.
Ora è motivo ogni gesto
ed è linea indelebile l’affanno.”

La presenza femminile è fondamentale in queste poesie, ed è il collante tra la tristezza per il tempo che passa e la felicità per un amore che ha reso felice la vita, come ben esemplificato in Mappatura, che riporto integralmente:

“Ricucito alla mappa delle sillabe
crollo ancora una volta per rubare
l’alfabeto delle foglie ingiallite
e ormai perdute.
Il dono dei tuoi sedici anni balza
ed il tuo piede, ambra nella mia passione,
gioca con le presenze che mi ingannano.
Tanto tempo fa sillabe pettinate nel flusso
di sottili palpeggi, rossicci di sussulti,
ma io ti amerò per sempre
anche con lo stupore di questa assenza.
Vivo di te! Nella tua orbita furtiva
parlo ed ascolto,
giocando con cornici sconosciute
in uno smarrimento e per distanze
fuori dallo smarrimento.”

Come anche in Amplessi, il cui finale dice così:

“…
Ed io conto le ossa nel dettaglio
cercando quella carne
che ha concesso febbrili amplessi,
dissolto là dove il segno lega le tue labbra.”

A volte poi la memoria è come un punteruolo che rimesta nella ferita, riportando in primo piano il dolore dell’assenza. Nella parte iniziale di Draghi leggiamo:

“Anche io ho giocato a nascondino
in questa villa oggi diroccata,
tra le ortensie e gli arbusti
col cuore in gola e l’ansia di fanciullo.
…”

mentre nella parte finale:

“…
Il repertorio è complice
e si accende alle ciglia
nella malia vigliacca del trascorso.
Astute venature tracimano il passato
e catturano draghi inferociti.”

La parte iniziale di questa poesia ci racconta una visione magica, fanciullesca, relativa ai primi giorni di questo amore. Nella parte finale invece è evidente il riferimento al tempo trascorso che sempre più brucia. Brucia in quanto tale, per il passare dei giorni, l’invecchiare della carne, la stanchezza (a volte) di continuare ad immaginare un futuro. Ma brucia anche in quanto tempo di assenza dall’amata. Ciò nonostante i “draghi inferociti” vengono comunque catturati.

Questo struggente distacco si evidenzia ancora di più quando è la stagione meteorologica a incidere sulle sensazioni del giorno. In Autunno Spagnuolo scrive:

“Forse l’antico consumare abbracci,
vertigine di foglie ormai ingiallite,
è breve sera di tramonti, un tocco
della memoria che indossa ultime luci.
L’aria ha profumi già rincorsi al tempo
dei ritagli, da salvare per le attese
che il tuo calzare incideva nella sabbia,
colorando le polveri al messaggio
di melodie improvvise.
Ormai si brucia il gesto quotidiano
in un settembre per la solitudine
che avvinghia il mio torpore.”

Questo è un libro che racconta l’amore, l’amore per l’amata, l’amore per la vita, l’amore per la poesia cui Antonio Spagnuolo è stato fedele per tutta la vita. Pur avendo davanti ancora tanto tempo, il poeta, anzi il “vate”, in Conteggio, inizia a fare un resoconto della sua presenza di scrittore, poeta, uomo di cultura, e fissa sulla carta queste parole:

“È giunto il tempo di chiudere i conteggi
e affido il mio bagaglio di poeta
all’illusione dell’eternità.
Le virgole, i puntini e sospensioni
che bloccavano spesso il mio sussurro
pungono a piena pioggia nei ricordi.
Il brusio, poi ingoiato dal silenzio,
prometteva la landa desolata
o un cenno di splendente infinità.
Nel dubbio della fine che sorprende
tracce di gemme e di immortalità,
oggi è il frammento di un ultimo demonio
che declama il mio esitare vano
nell’ardente supplizio d’intervalli.”

Per concludere Futili arpeggi è una raccolta esemplare, ricca di poesia sincera, scritta con grazia e semplicità. La semplicità di farsi capire, non la semplificazione di chi utilizza precostituiti schemi per riempire il foglio di vocaboli, andando a capo ogni tanto, senza sapere il perché.
È un gran bel libro che accompagna il lettore tra memoria ed amore, alla ricerca del senso di un nuovo giorno ancora tutto da vivere. Un grazie ad Antonio Spagnuolo per l’impegno e la vitalità profusa accompagnandoci, alla ricerca dell’emozione di ogni singola parola.

leggi qui il pdf della recensione pubblicata su Fermenti
leggi qui il pdf della recensione pubblicata su Nuovo Meridionalismo
leggi qui il pdf della recensione pubblicata su Capoverso



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