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Recensione di Maria Teresa Massavelli ad Amore e disamore

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Recensione di Maria Teresa Massavelli ad Amore e disamore

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Maria Teresa Massavelli in Amore e disamore · Domenica 15 Mar 1987 · Tempo di lettura 3 minuti
Tags: Recensioni
ROBERTO CASATI
AMORE E DISAMORE - Ed. Lo Faro
ROMA E ALESSANDRA - Ed. Tracce

Attraverso le due raccolte di liriche, che ci presenta distanziate da un arco di due anni; "Amore e disamore", pubblicato nel maggio '84 e "Roma e Alessandra", pubblicato nel febbraio '86, Roberto Casati propone due diversi momenti della propria vicenda esistenziale, sottesa tra affettività e ragione, sentimento e ricerca. Ambedue i titoli ci prospettano un'endiadi, non a caso la prima appare antitetica, la seconda paritetica. Le poesie del primo libro esprimono, probabilmente, momenti diversi dell'itinerario giovanile dell'autore con le inevitabili frustrazioni e contraddizioni, sintetizzate appunto nel titolo "Amore e disamore", laddove l'amore, sintesi dell'esperienza vita-
le, è sostanzialmente attesa e, in quanto tale, anche tristezza.
In questa prima raccolta la ricerca si orienta in più direzioni e punta su valori assoluti, l'amore stesso è concepito nella sua completezza, come appare chiaramente nella poesia iniziale e programmatica: "Simbolismo", dove, al di là dell'evidente doppio senso, tale esperienza appare protesa tra cielo e terra, come i rami e le radici dell'albero. L'autore può essere individuato in "un ragazzo" che "cerca nella sera" e che rimpiange i "fiordalisi celesti" e la "bionda bambina velata", ma che appare già consapevole di altre esperienze, quali quelle di "una donna triste e sola che cammina" e di "un cielo disperato dove tutti si affogano", conscio, soprattutto, di una realtà collettiva, propria delle "nostre strade di zingari" dove "Troppi credono quello che altri / dicono essere verita".
La materia del secondo libro è più strettamente individuale: vengono presentate, in una sequenza di momenti lirici, la ricognizione e contemplazione dell'amore e della propria donna, quasi "invenzione" di essa. Tale donna sussiste, infatti, realmente e viene individuata attraverso inconfondibili gesti, atteggiamenti, espressioni, ma non colloquia se non attraverso l'iniziativa creatrice e unilaterale del poeta, che le attribuisce anche il nome: "Alessandra" e le conferisce anche il milieu: "Roma", donde il valore paritetico, come si è detto, dell'endiadi.
Tale donna appare legata ad atmosfere: la "nebbia" di una sera, un "ora della notte", la "pioggia innocente", il "mare tranquillo, quando la sabbia ha perduto il calore del giorno", il "cielo d'autunno colorato di fuoco", è caratterizzata da atteggiamenti: "è stanca stasera", "cammina piano" e "i suoi capelli stanno fermi", ma è, soprattutto, come la città stessa che il poeta le vuole collegata, un mito. Il clima di questa esperienza d'amore è, soprattutto, la contemplazione, espressa, essenzialmente, attraverso il sogno: "con quanti sogni mi innamoro di te" e dal sogno deriva il senso di precarietà. Esso determina, infatti, un'esperienza bivalente: consente la "finzione del possesso, ma implica, anche, l'ansia della perdita: "fammi sognare e non svegliarmi". Dalla lirica programmatica, posta sul retro della copertina, appare evidente, infatti, che il sogno, voluto e cosciente, è il tramite assoluto della vicenda sentimentale: se l'incoscienza del sonno porterà via i sogni, è pur vero che essi ritorneranno con il mattino, che offre la possibilità di una rinnovata determinazione: infatti "le stelle" (simbolo dei sogni)

"Torneranno tutte quante nelle mie mani
......
Ed io le stringerò ancora più forte
Per farle entrare nella mia carne
Anche se so che voleranno ancora via
Per tornare nel nuovo giorno".

MARIA TERESA MASSAVELLI



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