Vai ai contenuti

Recensione a Considerazioni quasi notturne

Salta menù
Salta menù

Recensione a Considerazioni quasi notturne

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Maria Antonella D'Agostino in Libri di altri autori · Sabato 25 Mag 2024 · Tempo di lettura 5:30
Tags: Recensioni
MARIA ANTONELLA D’AGOSTINO, Considerazioni quasi notturne, prefazione di Prof. Gianni Antonio Palumbo, Luoghi Interiori, 2023, pp. 54, € 12,00.

Maria Antonella D’Agostino, apprezzata artista materana, ha pubblicato nel 2023 questa nuova silloge, nella cui prefazione il Prof. Gianni Antonio Palumbo rileva “un senso di perdita imminente, l’idea di un microcosmo prossimo al disfacimento, la sensazione del baratro sono i puntelli di un percorso che dal cono di tenebra approda alla speranza. Alla Catarsi, parole su cui simbolicamente si conclude la bella raccolta”.

La poetessa si presenta con una scrittura sincera, elemento fondamentale perché la poesia sia credibile, che la mette a nudo, facendo partecipe il lettore dei drammi che accompagnano il percorso tumultuoso dell’anima. Quella di D’Agostino è parola precisa, non sostituibile, cercata e pensata a lungo, a dispetto di poesie piuttosto brevi. La brevità del testo in questo caso significa precisione nel senso del verso, significa aver scavato nell’anima per estrarre il succo più prelibato.

Di seguito procedo con la lettura di alcuni testi che definiscono la poetica di Maria Antonella D’Agostino. La sezione In caduta libera rappresenta il punto in cui più è evidente il grido che sale dal cuore, le parole sono la parte più disperata nel momento che la notte offusca il senso dell’esistenza.

Versi come quelli di Narcosi parlano di una ferita che si fa profonda, la nebbia nasconde come un velo il sole che portava felicità. Per profonda che sia la ferita non provoca dolore, questo è lo stupore del poeta, come su carne anestetizzata.

Sciolto,
come nebbia
di parole effimere,
il sole
che scaldava i giorni
infiniti e brevi.
Affonda nelle viscere
l’artiglio…
… senza dolore.

In Coriandoli è evidente il segno lasciato dall’indifferenza di chi pur vicino non è partecipe della fatica di vivere il momento, addirittura potrebbe provare gioia per il dolore provocato. Altrettanto chiaro rimane il segno del vento che sparpaglia briciole d’anima sui fiori, simbolo della stagione del rinnovamento.

Il vento non mi cerca più,
la primavera avanza
indifferente.
Forse ora ride di me
che gli affidai il mio cuore,
le mie parole.
Non lo sapevo che il vento
non sa tenere stretto il pugno?
Coriandoli sparpagliati
sui mandorli in fiore.

Le poesie di D’Agostino raccontano l’intenso rapporto con gli elementi della natura come in Attese di primavera. In queste sette righe di testo si fa riferimento alla “primavera” che non è ancora arrivata, allo “spazio verde” ed al “biancospino”. Il tutto in contrapposizione agli “scuri socchiusi” di una stanza in cui l’anima muore.

Oltre gli scuri socchiusi
della mia finestra
non è ancora primavera.
Nel piccolo spazio verde
intrappolato nel cemento
fiorisce il biancospino.
Muore l’anima mia.

Ma ecco che il dolore lascia piccoli segni, tracce di un percorso alla ricerca della luce, nella chiara necessità di ritrovare un dialogo e recuperare così spazio di vita quotidiana, desiderio di un nuovo vivere. Come in Considerazioni quasi notturne di un giorno qualunque, che nella versione più breve ha regalato il titolo alla silloge.

Mi perdo nel cucchiaio
di latte e caffè.
Dalle fessure della finestra
la luce soffusa del sole
striscia subdola
verso i meandri del cuore.
La lama devasta
senza pietà.
Cosa vuoi ancora, vita?
Cosa mi cerchi, ancora?

In Ucronie quello che non è stato appare come reale, la felicità si fa materia dentro ai sorrisi che nel tempo corrompono la verità. Il gatto che si struscia protegge dal prossimo dolore, il tempo non risolve il dolore, al più ci fa perdere ad un passo dallo sprofondare nell’abisso.

Il balsamo del tempo
si stende sui ricordi
a illudere che ieri
non sia stato.
Prepotente ucronia
si fa quasi materia
e noi ci ritroviamo
a ridere felici
davanti a un caffè
mentre un gatto strusciando
vaga tra i tavoli di un bar.
Ma il tempo
è un gran vigliacco,
si apposta lì a spiare
la verità svanire.
E smussa,
ottunde,
lenisce e poi…
si dice che guarisce.
Quanti son quelli
che han sfidato gli anni
perdendosi in un soffio
a un attimo dal nulla!

Nella sezione Battiti D’Agostino evidenzia in tre testi il massimo dolore, situazioni in cui il dolore viene addirittura sopraffatto dall’assenza momentanea di battito cardiaco. Un esempio è in Asistolie dove il mancato respiro segnava un momento d’amore, accarezzata da una tenue luce filtrata dai rami, compresa in un abbandono di emozioni che riportano alla fragile origine della vita.

In quest’alba insincera
che profuma di spine
riaffioro all’origine,
alla verginità profanata
dall’Ego impavido e puro.
Debole filtra la luce
tra i ricami di rami
avvinghiati nella tenera morsa.
Lasciatemi qui,
abbandonata alla foschia
dove rubavo sussulti,
dove cullavo
le mie asistolie.
In quel respiro mancato
io amavo.

Nella sezione Amore mare la notte sfuma all’orizzonte e propone al cuore i colori e le emozioni del mare, elemento spesso utilizzato da D’Agostino per rappresentare il senso della vita e dell’anima. In Segni, in fondo ad un elenco di situazioni che potrebbero sembrare negative il fatto di cercare il mare, di avere voglia di un contatto, indefinito se tattile o visivo, riporta lo sguardo verso la vita. Non importa se la goccia di caffè cade, se la ferita sul dito brucia, se la sua ombra oscura il sole, oggi il mare esiste, per questo si vive.

Se non fosse
per il tonfo sordo
dei battiti nel petto
o per la goccia di caffè
caduta nel vuoto,
se non fosse
per il sudore che rotola
lungo la schiena
o per il sangue che brucia
sul mio dito mignolo,
se non fosse
per il calore subdolo
che s’insinua su e giù per le narici,
e se non fosse per te
che mi stagli addosso la tua ombra
oscurandomi il sole,
oggi forse
non mi accorgerei di esistere.
Invece cerco il mare.

La silloge si conclude con una poesia senza titolo di tre righe.

Prima dell’abisso
c’è un’alba nuova.
Catarsi

In conclusione Maria Antonella D’Agostino nelle sue Considerazioni quasi notturne ci parla di un abisso e di un’alba nuova in cui l’anima è continuamente chiamata a confondersi, a perdersi e poi salvarsi, a gridare disperatamente e al tempo stesso a lasciarsi andare nel silenzio. Il tempo che ci è dato richiede completa attenzione, il dolore ha un’altra faccia, forse l’assenza di dolore, forse la felicità. È dovere dell’uomo di ricercarla comunque. Questo libro è una mappa per tracciare un percorso, per seguire i battiti, a volte le assenze del cuore e sfumare le considerazioni tra la notte e l’albeggiare già prossimo.

*
Roberto Casati




© Roberto Casati – Poeta. Tutti i diritti riservati.. Creato con WebSite X5
Torna ai contenuti
Icona dell'applicazione
Roberto Casati – Poeta Installa questa applicazione sulla tua schermata principale per un'esperienza migliore
Tocca Pulsante di installazione su iOS poi "Aggiungi alla tua schermata"