Recensione a Come armonie disattese e poesie inedite
Roberto Casati, Come armonie disattese (pref. di E. Concardi), Miano Editore, Milano 2024, pag. 168.
Il rapporto che vincola l’afflato delicato del poeta con la natura ed i vari sentimenti, che scorrono vorticosamente nel nostro subconscio, diviene scomposizione dell’esistenza e ricomposizione delle tracce di un ronzio, che vorrebbe manifestare i brandelli di qualche sogno.
Le poesie strappano il quotidiano per lacerazioni che tracciano il segno del velo che avvolge la vita e in un ritmo cadenzato concedono il sussurro leggero delle apparizioni. Le quattro sezioni nelle quali è suddiviso il volume (“Ho rubato i tuoi occhi”, “Corrotti sguardi”, “Rose nel vento” e “Scivola il tempo della luna”) sembrano costruire un rosario che sfiora con delicatezza ombre e bagliori, portando, con un tocco leggero ed inquieto, tra il racconto della
meraviglia e la pretesa assurda dell’infinito.
“Lasciamo tracce del nostro passaggio
senza renderci conto di quanto sia breve
e senza alcuna pretesa il nostro tempo.
Guardiamo il vento trasportare le nuvole,
senza renderci conto di quanto sia fragile
e senza alcuna pretesa il nostro passo.
Incrociamo per qualche attimo i nostri occhi,
senza renderci conto di quanto sia unico
e senza alcuna pretesa il nostro sguardo.”
Il verso ribollente si incarna nel presente immediato divenendo melodia dell’istante, che anela rapida a realizzarsi con il tutto che circonda.
"Abbondano nel soliloquio poetico - scrive Concardi - nel viaggio per avventure interiori e geografiche, nelle oscillazioni sentimentali dell'amore vissuto e ricercato, negli sguardi addolorati sulle tragedie del nostro mondo, le incessanti auto-interrogazioni sul senso delle cose, delle memorie, del tempo che passa, dei messaggi del mare-mito."
Da “una carezza fragile/ sulle corde tese del violino” a “una sera inquieta che/ copre le spalle di un velo leggero”, da “nel silenzio della strada,/ in lontananza,/ una voce di bimbo chiede” a “mi perdo nell’assenza/ che morde forte la carne”, da “ pregando sottovoce che finisca presto/ questa strage inaspettata” a “ l’intreccio di parole/ preziose
nell’intimità del grido” il percorso del poeta si decanta nell’estasi del canto, puro e totalizzante, tra sussulti e slanci improvvisi, che rendono più che valida la garanzia del tracciato ideale.
Antonio Spagnuolo
Poesie inedite
*
Le mani aggrappate al piroscafo
graffiano
la linea di galleggiamento
nel tempo di buio oceano
la stella scivola
impigliata nella nostalgia
la bianca scia nella notte
recupera dall’attesa l’ombra del viaggio.
*
Allineati sopra i folti baffi rossi
i suoi occhi guardavano
oltre le colline
contavano i filari nella vigna
tesoro concesso dagli dei
con lavoro di sudore e fatica
nella trasparenza dell’acino maturo
sta il segreto brindisi di ogni donna.
*
Sdraiato sulla notte
contavi le stelle
sfogliavi l’orizzonte
con la pretesa di trovare la tua casa
giorno dopo giorno la ferrovia
spostava più in là il limite
fuggito dalla miniera per assenza cielo
sudavi per rendere dritta la strada ferrata.
*
Ancora non matura l’uva
in questa stagione strana
in questo calore che macera i pensieri
il linguaggio dell’aria tra le foglie
sfugge come una ipotesi
in mezzo a queste parole
da lì sono passato molte volte
ed ogni volta il dettaglio si faceva più evidente.
*
In questo andare clandestino
ho attraversato la linea dei pioppi
dove gli angeli attendevano
leggerissimi quasi evanescenti
mettendo in chiaro il senso della guerra
e a fuoco i palazzi in fiamme
come un cane alla catena urla
l’ultima carezza sulla pelle incancrenita.
*
Ho visto rincorrersi le volpi
di notte nel bosco lungo la Mora
c’eri anche tu a spiegarmi i percorsi
che gli animali tracciavano
rendendo trasparente nello sguardo
il silenzio perduto con brevi parole
nel natale di Cristo la neve era la coperta
io da qui cercavo di cogliere quel che restava.
