Recensione a Come armonie disattese
Come armonie disattese di Roberto Casati
di Martina Lelli
“Come armonie disattese” di Roberto Casati è “tempo breve alle distanze” (p. 33), un “inatteso gioco di vele agli argini” (p. 129) che si fanno soffusi lungo “una traiettoria di stanca nostalgia” (p. 139), dove la meta è il riparo sicuro e vago dell’ispirazione poetica, l’unica “febbre indefinita / che ridona tensione al sospiro d’amore” (p. 22).
Il verso malinconico e intimistico dell’autore si confessa “un attimo prima di svanire” (p. 27), “incontrando il silenzio / sulla rotta nascosta” (p. 53) di ciascuno di noi e sottolineando l’incontrollabilità del sentimento che è sempre in divenire, pur raggiungendo una dimensione atemporale. L’atto poetico del Casati, infatti, accade nell’ineffabilità dell’anima, nell’unico “angolo vero da ritrovare” (p. 68) con “una decisa incoscienza” (p. 97) e “all’ombra di un attimo / breve e incorrotto” (p. 105), perché è nella nostra impalpabilità che possiamo indagare quelle rare “tracce di un tempo che sazia la rincorsa” (p. 110).
L’interiorizzazione del mondo e della natura nel percorso poetico dell’autore si trasforma in urgenza comunicativa per cogliere “il senso ultimo delle parole” (p. 128) nella risonanza di un amore che scuote e che non ha spiegazioni, poiché “è parola fragile scritta sul non detto”: “è tutto e niente” (p. 51). La voce dell’io-poetico, coinvolta in un incessante soliloquio, crea autenticamente un “noi”, sublimando la figura femminile che diviene Musa, pur rimanendo carattere a tutto tondo. Il Casati, infatti, con sensibilità e profondo rispetto, la valorizza, curandone l’integrità e l’individualità mediante il verso che si fa aggraziata carezza, fino a capire di volere portare la donna nel proprio orizzonte, per il tempo esatto di vedere insieme alba e tramonto (p. 37).
La poesia di Casati è anche contemplazione: a essere fonte di prolungata meraviglia non sono solamente gli occhi femminei, ma anche l’essenzialità della natura e dei moti dell’anima che si fa mare “in lente pagine increspate” (p. 27), dove “si perde e un attimo / dopo ancora si ritrova” (p. 32). I testi del poeta si fondono, così, con il rumore delle onde lontane, evocando un senso di Infinito che trascende la mortalità e rivelando che la vera poesia si rigenera nel perpetuo fluire dell’anima: “il miglior posto in cui ritrovarci domani” (p. 136).
