Premio Universum Basilicata - La bianca scia

LA BIANCA SCIA
Motivazione della giuria
"I brani costituenti la silloge denotano un'uniformità espressiva nella certezza del proprio Io di fronte alle memorie e la parola poetica crea la luce di un testimone di una capacità espressiva inesauribile".
XIII CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA UNIVERSUM BASILICATA
Silloge inedita:
1.a “Musica dentro di Elisabetta Biondi Della Sdriscia, Roma
2.a “La bianca scia” di Roberto Casati, Vigevano
3.a pari merito
“Oltre” di Roberto Bray, Ruffano (Le) e
“Commissione di garanzia” di Luigi Ditella Potenza
LA BIANCA SCIA
*
Si allungano le mani
in cerca di un abbraccio
persi nella gelida terra
semi in cerca
di un’altra fioritura
estremo andare del giorno
nei solchi aperti
tendono al silenzio le parole.
*
Dita livide
indicano il percorso
l’andare dei venti da occidente
oltre l’angolo protetto
labbra e distanze
aggrappate alla inutile attesa
dove eri tu - padre di padre
a costruire la casa in controvento.
*
Andarono incontro all’inverno
segnarono la terra
di solchi sanguinosi
saltando in anticipo
lo spazio deluso tra i fossi
sul sentiero di polvere leggera
protezione dell’ultima biscia
perduta all’ombra della luna.
*
L’ingenuo guardare
carezzava i capelli
amore di madre
io ti aspettavo al buio
angelo sfuggito all’inferno
ti guardavo sorridere
poi nel dormiveglia sorprenderti
fuggitiva nell’ombra di un altro mattino.
*
Le mani aggrappate al piroscafo
graffiano
la linea di galleggiamento
nel tempo di buio oceano
la stella scivola
impigliata nella nostalgia
la bianca scia nella notte
recupera dall’attesa l’ombra del viaggio.
*
Allineati sopra i folti baffi rossi
i suoi occhi guardavano
oltre le colline
contavano i filari nella vigna
tesoro concesso dagli dei
con lavoro di sudore e fatica
nella trasparenza dell’acino maturo
sta il segreto brindisi di ogni donna.
*
Sdraiato sulla notte
contavi le stelle
sfogliavi l’orizzonte
con la pretesa di trovare la tua casa
giorno dopo giorno la ferrovia
spostava più in là il limite
fuggito dalla miniera per assenza di cielo
sudavi per rendere dritta la strada ferrata.
*
Il tuo sorriso protegge
negli occhi scuri il vento
arruffa parole tra i capelli
il tempo delle labbra baciate
colpito da proiettili vaganti
muore nel suono delle sirene
in un solco di lacrime
l’innocenza si perde tornando verso casa.
*
L’incrocio di sguardi
segnava il confine
e in quel divaricarsi di labbra
le ragazze raccoglievano baci
io cantavo con te
e tu mi nascondevi tra i tuoi seni
cicale dimenticate nell’erba
fuggivano al primo silenzio gridato più forte.
*
Sulla linea dei passi giovani
mano nella mano
contavamo fiocchi di neve
rompendo il silenzio
parola dopo parola
prima baci e poi carezze
perso lo sguardo in occhi stranieri
e la verginità tra le nebbie del giorno.
