Premio Francesco Giampietri - silloge Il volo degli aironi
PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE FRANCESCO GIAMPIETRI
SEZIONE SILLOGE INEDITA
Targa del Presidente di Sezione
IL VOLO DEGLI AIRONI di Roberto Casati
MOTIVAZIONE
di GIANNI ANTONIO PALUMBO
docente universitario, poeta, critico
"Quella proposta da Roberto Casati è una silloge intensa, dalla trama esistenziale lucida, che si traduce in versi asciutti e nitidi al contempo. Si coglie l'attenzione dell'autore al lavoro di lima, al rastremare i testi nella tensione a liberarli della superflua zavorra, quasi a raggiungere sulla pagina l'effetto di quel volo di aironi portatore di bellezza, per quanto "breve / nella pioggia dolce". Ne nascono testi che nella loro incisività sono forieri ciascuno di una propria luce, dall'immagine - limpida, quasi eroica pur nell'aura quotidiana - della donna che "sfida il giorno" alla constatazione della necessità anche del buio. Tra allegrie improvvise, accensioni di senso e rifluire nell'insignificanza (“fragile è l'ultimo verso / nel trattenerlo si è rotto in mille sillabe”) le parole si fanno strada, e saranno forse una "protezione inutile" al cospetto dell'inganno del vento e del crescere della marea, ma non per questo sapranno meno di vita".
Gianni Antonio Palumbo
SEZIONE F - SILLOGE INEDITA
1° Classificato Alessandro Russo PAROLE SENZA FISSA DIMORA
2° Classificata Rita Stanzione MI PRENDO CURA DI TE
3° Classificata Patrizia Amalfi NON È PIÙ TEMPO QUEL TEMPO
Targa del Presidente del Premio Raffaello Volpe ALIANTE D'INVERNO
Targa del Presidente di Sezione Roberto Casati IL VOLO DEGLI AIRONI
Menzione D'Onore Raffaello Corti DISTOPIE DI UN ABBANDONO
IL VOLO DEGLI AIRONI
*
Seduto alla sua ombra
sento il sole scaldare la pelle
il vento proteggere il cuore
attesa dei pensieri
aspettarti se ancora verrai
oltre la siepe il mare
l’andare lento delle vele
parole
inadeguate alle promesse
brillanti di purezza infinita
poesia regalata
nell’incanto del tempo perfetto.
*
Il volo degli aironi
è breve
nella pioggia dolce
dalle tue labbra
strappo la ciliegia maturata
al primo sole
è sorriso nascosto
che svela al girasole
la preziosa anima dorata.
*
C’è un vaso che raccoglie i vetri rotti
strappi del vento sulle bandiere
ferite lasciate sui muri
ho perso le voci che portavano ai giochi
è il momento di lasciarsi andare
al prossimo leggero piovigginare
resterò supino con lo sguardo nel silenzio.
*
Questo tempo
passato ad ascoltare parole
tra occhiate e stelle
nel bruciare ferito
da morsi sulla pelle
nello sventolare
della bandiera di salvataggio
strappata al largo
da abbracci fragili alle pagine.
*
Così avremo solo briciole
a segnare i percorsi
semplici carezze in questo
tempo regalato alle mani
che sfogliano parole in volo
tracce silenziose del corpo
ossa abbandonate in giardino
oltre il tardivo fiorire delle ortensie.
*
Seduto vicino a te
muovo le pedine
sulle tracce del cinghiale
incauta la presenza
della poiana nel giorno
lento l’andare
dei pesci in controluce
la parola inascoltata
raccoglie l’alito di vento
vaga tra le labbra senza nessuna paura.
*
Nel gioco di agosto
eravamo parole in fila
in attesa di comprensione
fino a diventare pesci
con casa dietro gli scogli
nella sequenza di sguardi
che protegge la spiaggia dalle mareggiate
e così dimentica
quel profumo di corallo e glicine
misurando l’attesa dal prossimo temporale
quando il vento ci porterà via.
*
Macchie di tempo sul muro
la finestra resta ad occhi chiusi
nel tubo a fianco
scola lenta l’acqua piovana
è bianco il tuo vestito
con fiori disegnati
dalla resistenza alla calura estiva
la prossima sazietà conterrà il grido
di mille lettere scritte tanti anni fa.
*
Si dispongono lentamente
l’orizzonte circondato
dall’incedere incerto
passo scomposto
che da sempre cerca
nelle parole la definizione
delle cose senza le quali non esiste
il linguaggio e pur nelle grida
è solo silenzio e confusione
nel breve angolo
da occidente schiarisce il giorno
necessario sarà come sempre il buio.
*
L’alba
nello sciogliersi del vento
ricopre di baci
l’uva non ancora matura
sulle mani incallite
tracce di terra
sfilano
collane di auto
e una pietra dura
sul cuore
brucia l’occhio
all’alzarsi del sole
oltre l’inutile protezione delle parole.
*
Ti ho vista sfidare il giorno
attraverso il sole
andare con passo lento
dentro precise disattenzioni
fino a scoprire il senso
della mia protezione
quella carezza che al mattino
ha il sapore forte di caffè
e la sera spegne la luce
prima dell’ultimo bacio
sei il tempo perfetto
il vento sottile che passa leggero
negli spazi vuoti delle parole
così ridefinisce le posizioni degli scogli
il punto in cui il mare entra nella nostra casa.
*
È forse già stanca
l’ombra che vaga oltremare
in piedi di fronte al molo
mi ha accarezzato i capelli
persa in un tempo di fragole e miele
nascosta da gocce di memoria
nella piccola tenda appartata
sul fianco in riva al mattino
nell’atto di rifare i conti
sfiorando ogni singola vertebra
ogni passo ingoiato
nel punto in cui ieri incontravo
la ragazzina innamorata di un sogno
parola che trova consenso senza più ansia
labbra carnose in attesa di tornare rosse.
*
Scelgo l’anticipo
per comprendere la parola
mentre guardo il bacio
della ragazza in bikini
quello scivolare sulla pelle bagnata
mentre il sole traccia
un viaggio antico davanti agli scogli
fragile guizzo di un gabbiano
in cerca del pasto
spettinando con lo sguardo
quel sorriso intenso
che ha il mattino dopo ferragosto.
*
Veloci si muovono tra le foglie
scoiattoli al luna park
saltano leggeri
rompono le pigne
golosi di quel dolce succo
io e te li guardiamo da qui
fare il giro tra le giostre
nell’angolo che allunga le ombre
perse le tracce del ritorno
è un fragile alito
a svelarmi il varco aperto
l’andare greve delle parole
intorno al passo ormai stanco
dondolano felici i rami in rottura
cercando il tempo breve in cui cadere a terra.
*
Sulla linea tratteggiata
corre ancora l’eco
nel groviglio d’ombre
parole traccianti
portano il cuore
a lente migrazioni
stravolto cerco
nel senso dello specchio
e non riesco a vederti
nell’impolverata fotografia
rincorsa da mille bugie
indossate sulla banale nudità
sorso d’amaro a fine pasto
per digerire l’inganno scivoloso del vetro.
*
In fuga dal tempo della veglia
perso a guardare l’orizzonte
nella scatola senza cielo
cerco tra le mie carte
gli anni passati a dimenticarci
non ci sono lampare in attesa
le musiche arrivano lontane
e in questo cieco ricercare
tra i vizi ciò che desidero
sento le parole svuotarsi
fragile è l’ultimo verso
nel trattenerlo si è rotto in mille sillabe.
*
In questa mattina di fine estate
brillano leggere
gocce sulle ortensie sfiorite
abbandonate da una benedizione
ormai scaduta per troppe apparenze
cerco la tregua che avevi promesso
perso nell’instancabile
suono delle campane
nell’andare e venire di nuove crescite
della pianta grassa
pur sapendo che tra poco l’acqua
si porterà via ogni traccia dell’essere stati qui.
*
Non serve disperarsi
per questo silenzio
solo pietre e sassi in quest’angolo
che rimuove le ombre e nega
l’attraversamento del tempo
in brevi tappe si sciolgono
fragili squarci - riflessi di luna
che accompagnano i colori
arrivando in fondo al tunnel
alla ritrovata dignità
senza più anima
il corpo è un gelido scrigno.
*
Da sempre cerco la verità
in brevi dediche alla memoria
a tutto ciò che ricordo
e a tutto ciò che vorrei ricordare
se la mente non fosse corrotta
nello specchio leggo i vostri nomi
scorrendo con il dito la riga
leggo dai libri questa durata fragile
l’opportuno bagliore che svela
il prossimo colore delle ortensie
eppure è una selva di rovi quel che resta
senza più nulla da proteggere
nella notte che diventa giorno
nel vibrare che ricresce
sul ramo secco del gelso
così ti proteggerò a caro prezzo
quel che è stato rotto resterà brivido nella mano.
*
Non pretendo di dirti dove e quando
ma dentro la strada
la nebbia in attesa del gelo
strappa la collana bagnata
le labbra disegnano il lento andare
lo scarto prende la mira e colpisce
il vento non visto protegge il tempo
in cui lo straniero dirà parole
dall’albero spoglio
frutti marciti perdono linfa
nel corrotto sguardo
la guancia si dispone al bacio
davanti a noi solo rovine
oltre il ponte l’acqua rimasta scorre lenta.
