Poesia e recensione a Come armonie disattese - Il Convivio
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Nell’apparenza si specchia
il pianto senza più segreti
l’ultimo canto delle cicale
sul sentiero ormai disabitato
se ne va anche questa stagione
impaziente guardo dall’alto il mare
è color argento
il lento andare della risacca
sono già chiusi gli ombrelloni
e manca da ieri
la ragazza bionda con i suoi amici
nell’eco dell’ultima recita in spiaggia
ascolto la tua voce triste di amante delusa.
Recensione a COME ARMONIE DISATTESE di Roberto Casati
C’è una sorta di continuità tra questa nuova silloge di Roberto Casati, Come armonie disattese e la precedente, Appunti e carte ritrovate. Ciò che le accomuna sta nel registro linguistico e nel fraseggio poetico che permane sospeso in una sorta di evanescenza, di tono ovattato per cui la poesia assume le sembianze di un fluire pacato dove la dimensione emotiva resta contenuta nel verso rendendolo denso e proiettando nel lettore in maniera immediata il mondo personale del poeta. Che qui torna a esplorare temi quali l’amore, la memoria, il trascorrere del tempo, ma si arricchisce anche di tematiche legate alla storia e alle vicende contemporanee facendosi veicolo di un sentire in cui l’umanità tutta si riconosce. Come armonie disattese è una raccolta suddivisa in più parti. La prima è dedicata al tema del sentimento d’amore che compare tuttavia anche in altre sezioni, ed è, a mio dire, la più autentica poiché rimanda a una interiorità attraverso la quale il poeta scandaglia intera la sua sfera emotiva. Serpeggia in questa sezione una profonda malinconia che deriva dalla percezione della perdita di qualcosa che si cerca di inseguire, di riafferrare, mentre l’oggetto d’amore si perde come in una nebbia remota, in una lontananza in cui le cose appartenute sfuggono e a nulla serve rievocarle dolorosamente. A fare da sfondo, in queste e nelle poesie di altre sezioni, spesse volte compaiono immagini legate al mare, alla sabbia, alle maree, al vento, alla nebbia che grava sulle acque, e poi ancora ai mari del sud, ai corsari, e alla navigazione, intesa come metafora dell’esistenza e delle insidie in essa presenti. Sono immagini che suggeriscono l’idea dell’indefinito e dell’inafferrabile, di qualcosa che fluttua ed è sfuggente. Come è sfuggente la vita, come è sfuggente l’amore che viene avvolto di un sentimento struggente che ha in sé qualcosa di onirico o di trasognato, talvolta caricato di un’aura lievemente e pudicamente sensuale.
Più animata si fa la scrittura nella seconda più breve sezione, in conformità anche ai diversi temi trattati. Vi è presente l’attualità intera coi suoi drammi esplosi nella epidemia o nelle continue violenze perpetrate ai danni delle donne, o nella guerra in Ucraina, o ancora nella rievocazione di fatti luttuosi accaduti in un recente passato. Il lockdown vi emerge in tutta la tragicità della solitudine e dello spaesamento nei “giorni strani e folli”, la guerra in Ucraina con tutta la sua incomprensibile assurdità perché “del perduto quello che più manca è il sorriso felice dei bimbi al ritorno dei padri la sera”, come assurda e ingiustificata appare la morte di Masha Amini o delle vittime della strage di Bologna.
Il sentimento del ricordo si insinua nitido nella terza parte della silloge caricandosi di “breve felicità” per le tracce che si ritrovano nel passato e, nel contempo, di un sentimento di assenza “che morde forte la carne, sensazione del giorno che ora giunge al termine”, mentre nell’ultima si intrecciano temi diversi a lasciare libero volo alla fantasia poetica, a un variegato sentire che si sostanzia in testi dedicati o in riflessioni ampie e circostanziate. Così prende corpo lo sguardo rivolto alla notte (la notte vista da qui è un gioco di ombre), la nostalgia o il rimpianto per ciò che speravamo fosse il domani e non è stato, o ancora la consapevolezza del rinascere del giorno ma anche dell’ineluttabile certezza che sarà ancora temporale il tempo datoci da vivere.
Un poetare ampio insomma questo di Roberto Casati che fa della parola lo strumento per cercare dentro le pagine lo scarabocchio del vento, la volatile levità del suono e del segno per salvare tracce di vita e proteggere l’andare del tempo.
Emanuela Dalla Libera
