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Ogni sguardo su Milano - Antologia a cura di Giuseppe Carlo Airaghi

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Ogni sguardo su Milano - Antologia a cura di Giuseppe Carlo Airaghi

Roberto Casati – Poeta
Pubblicato da Chiare Voci in Antologie · Venerdì 12 Apr 2024 · Tempo di lettura 3:30
Tags: Pubblicazione
Roberto Casati è nato nel 1958 a Vigevano (PV) dove tuttora vive.
info@robertocasati.it - www.robertocasati.it

Ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Edizioni Lo Faro Roma - 1984), Roma e Alessandra (Edizioni Tracce Pescara - 1986), Coincidenze massime (Edizioni del Leone Spinea - 1988), Ipotesi di fuga (Edizioni del Leone Spinea - 1992), In navigazione per Capo-Horn (Edizioni del Leone Spinea - 1999), Carte di viaggio (Guido Miano Editore Milano - 2016), Appunti e carte ritrovate (Guido Miano Editore Milano - 2020).
Hanno scritto della sua poesia, fra gli altri: A. Coppola, F. Piccinelli, G. Barberi Squarotti, M. Ferrante, A. Cappi, P. Ruffilli, P. Codazzi, N. Di Stefano Busà, R. Carifi, G. Ladolfi, G.D. Mazzocato, G. Miano, E. Concardi, N. Pardini, E. Dalla Libera, R. Piazza, G.A. Palumbo.

La poesia a volte è l’atto di ritrovare giorni e sguardi del passato. Nel mio caso i testi inseriti in questa raccolta antologica fanno parte di uno studio atto a ripensare ai tempi della giovinezza, discorso che di solito viene fatto da chi ha raggiunto “una certa età”. Vigevano è da sempre stata una dipendenza di Milano: dai tempi dei Visconti e degli Sforza la mia città è stata residenza dei Duchi per l’ambiente naturale che qui trovavano: vie d’acqua in cui il Ticino era preminente, boschi in cui mammiferi, uccelli, fiori e piante trovavano la migliore collocazione. In questo ambiente si sono sviluppate nel tempo la produzione della seta e successivamente la produzione calzaturiera. Negli anni ’60 e ’70 era una città di circa 70.000 abitanti ancora molto vivibile, una città con il verde a portata di passo. Le poesie qui presentate fanno riferimento a questo ambiente naturale ma anche alle necessità di integrazione rispetto ad una immigrazione dalla Sicilia e dal Veneto molto presente in quegli anni. Cortili di ragazzi che giocavano insieme, incuranti delle differenze di linguaggio, compagni di scuola appena arrivati dal Sud che rifiutavano di venire a scuola perché non riuscivano a ritrovarsi nelle nebbie intense di quegli anni.

*
Sono fragili le impronte
che trovo seguendo il sentiero,
il Ticino di risate e sorrisi,
le tue labbra unico desiderio.
Nell’incompiuto percorso
il bello è toccarti il seno
e alzarti la gonna
facendo finta di niente.
Ciò che rimane è cuore ingenuo,
felicità inattesa,
impregnata d’umore
del segreto più grande.
Sei l’anima viva,
ombra che travolge
il silenzio del rosso in viso,
ansimare stanco
di questa strana maratona.

*
Si allungano i tempi
scivolano oltre il giardino
discutendo sul possibile colore
delle ortensie.

È antico il sapore della terra
che abbiamo addosso
stanchezza che arriva da lontano
essere finalmente signori lavorando.

Si muove lenta la biscia
dimenticata all’ultima piega
risvolto che morde la caviglia
nel non visto dell’erba.

Adesso che piove piano
nella mano si nascondono le lucciole
si perdono nell’atto
che svolge un enorme segreto.

Siamo la generazione avvolta nella cenere.

*
Ho giocato piano in silenzio
sfuggendo con te
alla fragile ombra
scavalcando le parole nascoste
nel risvolto sgualcito della camicia.

D’inverno
la nebbia saliva a prima sera
e lì restava fino al giorno dopo,
tu abituato al sole di Sicilia
eri intrappolato in quella stanca ragnatela.

Chissà adesso dov’è il tuo sorriso,
il parlare fragile al campo di pallone,
dove ti piaceva giocare, ed eri felice
per quel tiro sghembo a fare gol
nella porta tracciata dai nostri maglioni.   

*
Quel cortile era un puzzle
e alla prima occasione
raccoglieva mille giochi
voci di pomeriggi assolati
alla ricerca di ombre senza pensieri
unica assente la solitudine.

Il tuo sorriso di ricci biondi
sulla linea della sera
svelava felici complicità
alla fine della corsa
batteva forte il cuore in gola
e il sudore brillava sulla pelle.

Il momento impalpabile
tra il colore delle ortensie
e le grida dei soldati a cavalcioni
di uno sguardo antico
diventava l’ultimo riparo
perso sulle tue ciglia.

In fondo anche adesso è lo stesso
un cortile di bimbi felici
cerca il tuo primo sorriso
oltre gli strani intrecci che
portandoci lontani ci lascia ritrovare
a quest’ora che sta per tramontare il sole.




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