Dalla casa controvento
DALLA CASA CONTROVENTO
Collana Intersezioni 166. Roberto Casati, Dalla casa controvento, Prefazione di Sergio Daniele Donati, Postfazione di Gian Domenico Mazzocato, pp. 120, € 16,00 ISBN 978-88-6679-595-7
Roberto Casati è nato nel 1958 a Vigevano (PV), dove tuttora vive. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Amore e disamore (Lo Faro, Roma 1984); Roma e Alessandra (Tracce, Pescara 1986); Coincidenze massime (Edizioni del Leone, Spinea, 1988); Ipotesi di fuga (ivi 1992, il cui inedito è stato segnalato al Premio Montale 1991); In navigazione per Capo Horn (ivi 1999); Carte di viaggio (Guido Miano, Milano 2016); Appunti e carte ritrovate (ivi 2020); Come armonie disattese (ivi 2024); Oltre la linea dell’aquilone (Fara, Rimini 2024); Il senso probabile (Swanbook,
Desenzano del Garda 2025). È stato redattore, negli anni ’90, della rivista Post Scriptum (Tracce, Pescara. Suoi testi sono pubblicati su diverse riviste e/o portali che si occupano di poesie, tra cui: Controverso, Fare voci, Il Convivio, Il sarto di Ulm, Kenavò, La Nuova Tribuna Letteraria, L’irregolare magazine, Menabo online, Metapho
rica, Poeti e poesia, Le parole di Fedro, Capoverso, L’Ortica, Pelagos Letteratura, Plenilunio.
Alcune poesie sono state tradotte in spagnolo da Antonio Nazzaro e pubblicate su Centro Cultural Tina Modotti.
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Nel viaggiare clandestino
ho attraversato la linea dei pioppi
gli angeli attendevano
evanescenti il mio passare
messo in chiaro il senso dell’attesa
e a fuoco le poche tracce
dove un cane alla catena urla
per l’ultima carezza sulla pelle incancrenita.
"La poesia di Roberto Casati, in questa raccolta, si presenta come un itinerario che attraversa la memoria personale e collettiva, la genealogia familiare e la storia civile, il paesaggio naturale e la dimensione amorosa. Dalla casa controvento non è un mosaico di frammenti isolati, ma un organismo che respira, che si muove tra le stagioni della vita e le stagioni della storia, con un tono sobrio e meditativo, capace di trasformare il quotidiano in simbolo e di collocare la vicenda privata dentro un orizzonte più ampio.
Il poeta stesso dichiara la sua poetica: la poesia come scultura, come togliere, come rivelare. Non accumulo, quindi, non decorazione, ma scavo. Questa dichiarazione si traduce in testi brevi ma nei quali si percepisce un respiro anche etico, profondo, rigoroso, organizzato in pochi (spesso sei) versi suggellati da un distico conclusivo. […] In dialogo inespresso ma presente con Montale, Pavese, Neruda, Sereni e Zanzotto, ma anche con Celati, Casati recupera e rinnova in questa sua ultima Opera la tradizione poetica italiana con un impianto modulare originale e con un’etica della memoria che è insieme privata e civile." (Dalla Prefazione di Sergio Daniele Donati)
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